Postazione di lavoro: colleghi di Reka al bancone con verdure, zucca e couscous durante la sfida mystery box.
Postazione di lavoro: colleghi di Reka al bancone con verdure, zucca e couscous durante la sfida mystery box.

Come da un team building in cucina è nato un format

Team building aziendale: 5 lezioni dalla cucina

Team building aziendale a Roma: le cinque lezioni che Reka ha portato in ufficio da una sfida in cucina e come organizzarne uno che funzioni.

Jacopo Cascone

Digital Marketing Director

Come da un team building in cucina è nato un format

Team building aziendale: 5 lezioni dalla cucina

Team building aziendale a Roma: le cinque lezioni che Reka ha portato in ufficio da una sfida in cucina e come organizzarne uno che funzioni.

Jacopo Cascone

Digital Marketing Director

Il team building aziendale di Reka a Roma: una mystery box, due brigate e cinque lezioni che valgono per ogni azienda. Più un nome, trovato a fine pranzo.

In breve. Venerdì 23 ottobre 2026 il team di Reka ha lasciato l’ufficio per un team building aziendale in cucina, a Casa Fluviale, a Roma. Due brigate formate a caso, tre ingredienti obbligatori e due ore per portare in tavola un menù completo. Ne abbiamo ricavato cinque lezioni utili a qualsiasi azienda e, subito dopo pranzo, il nome del nostro nuovo format editoriale: Rekap.

La mystery box si apre.

Quando lo staff ha sollevato il coperchio della mystery box, sul tavolo sono comparsi tre ingredienti: couscous, petto di tacchino e zucca. Nessuno di noi li avrebbe mai messi nella stessa lista della spesa. Eppure andavano usati tutti, in un menù con antipasto, primo e secondo, entro due ore.

Intorno a quel tavolo c’erano dodici persone di Reka, divise in due brigate da sei. Le squadre non le avevamo scelte noi: le aveva formate lo staff della location, a caso, mescolando ruoli e livelli. Colleghi che in ufficio lavorano su discipline diverse, e che di rado finiscono nello stesso gruppo di lavoro, si sono trovati a condividere un piano di lavoro, un fornello e una scadenza.

È cominciato così il nostro team building aziendale, venerdì 23 ottobre 2026, a Casa Fluviale, a Roma. Un’agenzia di marketing con il grembiule addosso.

Perché un’agenzia esce dall’ufficio.

Chi guida un’azienda lo sa: le persone rendono al meglio quando lavorano in un clima sereno e si fidano l’una dell’altra. Il problema è che la fiducia non si costruisce in riunione. Si costruisce facendo cose insieme, soprattutto quando sono difficili.

Per questo abbiamo cercato un contesto lontano dalle scrivanie, con tre caratteristiche precise. Un obiettivo comune e misurabile. Una dose di stress controllato, simile a quella di un progetto complesso con una scadenza vicina. E nessun ruolo di partenza: per un giorno, ognuno alla pari con gli altri.

Il team building aziendale, per noi, non è una pausa dal lavoro. È un allenamento. I progetti che seguiamo per i nostri clienti, dalla strategia alle campagne, chiedono ogni giorno creatività, problem solving e capacità di decidere sotto pressione. Allenarle fuori dall’ufficio, in un ambiente dove sbagliare non costa nulla, ci rende più pronti quando sbagliare costerebbe molto.

C’è anche un effetto che si vede da fuori. Ai clienti arriva un partner stabile e sereno, su cui contare. A chi pensa di lavorare con noi arriva l’immagine di un ambiente in cui vale la pena entrare. A tutti arriva un’agenzia fatta di persone riconoscibili, non solo di servizi.

Le regole del gioco e cosa è successo ai fornelli.

Le regole erano poche e chiare, il resto molto meno:

  • due brigate da sei persone, formate a caso dallo staff;

  • tre ingredienti obbligatori dalla mystery box: couscous, petto di tacchino e zucca;

  • una dispensa a disposizione, ma solo nei primi 20 minuti;

  • due ore per antipasto, primo e secondo;

  • uno chef professionista, che osservava senza dare consigli e alla fine giudicava i piatti.

Le due brigate hanno preso strade opposte. La prima ha puntato sul gusto: fiori di zucca fritti e couscous di verdure con brodo, ravioli di zucca e parmigiano tirati a mano con burro e salvia, tacchino fritto con funghi e maionese al limone fatta a mano. Sapori convincenti, impiattamento più essenziale.

La seconda ha giocato sulla presentazione: couscous su letto di rucola con verdure e riduzione, gnocchetti con zucca, porro e crema di parmigiano, rollè di tacchino ripieno di verdure. Piatti curati come in un ristorante stellato, firmati anche da chi in ufficio fa ogni giorno un lavoro molto analitico.


Piatti: antipasto, primo e secondo della brigata vincitrice, con couscous, gnocchetti alla zucca e rollè di tacchino.


Ha vinto la seconda brigata, per una frazione di punto. Un margine così sottile che, più del verdetto, ci è rimasto il modo in cui ci siamo arrivati.

"Siamo troppo forti, c'è poco da dire…" (il commento a caldo).


Foto di gruppo: il team di Reka con i grembiuli rossi nella cucina di Casa Fluviale, Roma, durante il team building aziendale.


Cinque lezioni che valgono per ogni azienda.

Due ore in cucina ci hanno detto molto su come lavoriamo. Queste cinque lezioni non riguardano solo un’agenzia: valgono per qualsiasi squadra che deve portare a termine un progetto insieme.

1. Senza ruoli emergono talenti nascosti.

Gli impiattamenti più curati della giornata sono arrivati anche da chi, in ufficio, lavora ogni giorno su numeri e analisi. Il ruolo dice cosa fa una persona, non tutto quello che sa fare. Creare occasioni in cui le competenze si mescolano aiuta a scoprire risorse che l’organigramma non mostra.

2. I vincoli accendono la creatività.

Tre ingredienti imposti, nessuna possibilità di cambiarli. Due brigate li hanno trasformati in due menù completamente diversi. Un perimetro chiaro non frena le idee, le indirizza. Vale anche al lavoro: un brief con obiettivi, tempi e limiti definiti produce soluzioni migliori di un foglio bianco.

3. Le decisioni dei primi 20 minuti pesano su tutto.

La dispensa restava aperta solo all’inizio. Quello che non avevi preso in quei minuti, per il resto della gara non lo avevi. In azienda succede lo stesso: la pianificazione iniziale determina la qualità di tutto quello che viene dopo.

4. Iterare non è fallire.

La maionese al limone è stata rifatta quattro volte. Alla quarta era quella giusta, ed è finita nel piatto. Ci abbiamo riso parecchio, ma il punto è serio: provare, verificare e correggere fa parte del lavoro. Una squadra che può riprovare senza paura arriva più lontano di una che teme l’errore.

5. La sostanza conta, ma la presentazione fa vincere.

La sfida si è decisa per una frazione di punto, e la differenza più visibile tra i due tavoli era l’impiattamento. Un buon lavoro va anche mostrato bene. Una proposta, un report, una campagna: la cura con cui li presenti è parte del risultato.

Come organizzare un team building che funzioni.

Un team building aziendale funziona quando ha uno scopo e lascia qualcosa in ufficio. Dalla nostra esperienza, questi sono i passaggi che fanno la differenza.

  1. Parti da cosa vuoi allenare. Comunicazione, problem solving, fiducia tra reparti: l’attività si sceglie dopo l’obiettivo, non prima.

  2. Cambia ambiente. Un luogo diverso dal solito fa cambiare punto di vista e invita ad affrontare i problemi in modo laterale.

  3. Mescola le squadre. Lascia che sia qualcun altro a comporle, a caso. Così si azzerano gerarchie e abitudini.

  4. Dai regole chiare e vincoli precisi. Tempo, risorse, obiettivo finale. Più il perimetro è netto, più la sfida è stimolante.

  5. Affida il giudizio a un esterno. Uno chef, un professionista, una figura neutrale. Nessuno dell’azienda deve fare da arbitro.

  6. Lascia spazio al dopo. Il momento più prezioso spesso arriva a gara finita, quando la tensione scende e si parla liberamente.

  7. Riporta qualcosa al lavoro. Un’idea, una decisione, un progetto. Se dopo una settimana nessuno ne parla più, è stata solo una bella giornata.

La cucina si presta bene a questo formato perché unisce tutto: tempi stretti, risorse limitate, lavoro manuale e un risultato che si giudica subito, nel piatto. Ma lo stesso schema vale per qualsiasi attività che metta le persone davanti a un obiettivo comune.


Polaroid: le foto istantanee scattate durante il team building in cucina.


A stomaco pieno è nato Rekap.

Dopo la sfida ci siamo seduti a tavola tutti insieme, stavolta con chef professionisti ai fornelli. Il clima era cambiato: più rilassato, più vivo. Ed è lì, senza che nessuno lo avesse messo in agenda, che abbiamo cominciato a parlare di come raccontarci fuori.

Avevamo idee diverse e punti di vista diversi. Ma anche una voglia comune: far conoscere chi è Reka, come lavora e cosa la rende diversa. Subito dopo pranzo, tutti insieme, abbiamo scelto il nome del progetto: Rekap, con la K di Reka.

Rekap è nato come nasce una ricetta. Tanti ingredienti diversi che, mescolati nelle quantità e nei modi giusti, danno un risultato che da soli non avrebbero mai. A volte la maionese va rifatta, ed è successo anche con il nome. Il segreto è non fermarsi al primo tentativo.

Da oggi Rekap è il nostro format editoriale. Vive qui sul blog, nella newsletter mensile, su Instagram e su LinkedIn. Racconteremo come lavoriamo, cosa vediamo ogni giorno nel nostro settore e quello che può servire anche alla tua azienda.

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Domande frequenti.

Perché un’agenzia di marketing organizza un team building aziendale?

Per Reka, agenzia di digital marketing che opera a Roma, Latina, Aprilia e in tutta Italia, il team building aziendale è un allenamento. Creatività, problem solving e decisioni sotto pressione sono le stesse competenze che servono nei progetti per i clienti. Allenarle fuori dall’ufficio, dove sbagliare non costa nulla, rende il team più pronto quando la posta in gioco è alta.

Il team building aziendale migliora il lavoro di un’agenzia di marketing?

Per Reka sì, perché allena le competenze che i progetti richiedono ogni giorno: comunicazione tra ruoli diversi, problem solving e decisioni in tempi stretti. Un team più affiatato lavora con più continuità, e questo il cliente lo percepisce nella qualità della collaborazione.

Cos’è Rekap, il format editoriale di Reka?

Rekap è il format editoriale di Reka: racconta come lavora l’agenzia, con storie, suggerimenti e insight sul marketing. Vive sul blog, nella newsletter mensile, su Instagram e su LinkedIn. Il nome è nato durante il team building aziendale del 23 ottobre 2026 a Roma.

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